Il lavoro precario è una piaga dei nostri giorni che colpisce un numero sempre crescente di lavoratori, solitamente si intendono precari i lavoratori con contratti atipici o a tempo determinato, io vorrei aggiungere un'altra categoria: i lavoratori part-time a tempo indeterminato.
Rientrano nella categoria tutti quei lavoratori che pur avendo un contratto a tempo indeterminato si trovano con un inquadramento orario part-time, deciso unilateralmente dall’azienda. Questo può essere accettato in un primo momento di prova, nella fase di inserimento quando si ha ancora un contratto a termine, ma diventa inaccettabile nel momento del rinnovo del contratto a tempo indeterminato.
L’Art. 36 della Costituzione:
“Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa.”
Come si può notare dall’art. 36 della Costituzione italiana è vero che la retribuzione deve essere proporzionata alla quantità del lavoro ma deve anche essere sufficiente ad assicurare al lavoratore un’esistenza dignitosa.
Il lavoro part-time non consente al lavoratore di avere un’esistenza dignitosa, gli nega la possibilità di avere progetti per il futuro, diventa impossibile avere dei risparmi, pensare ad un mutuo, creare una famiglia.
Il contratto a tempo indeterminato è un arma a doppio taglio in quanto garantisce la stabilità del lavoro nel tempo e quindi una sorta di sicurezza ma nello stesso tempo questa sicurezza lega il lavoratore ad un occupazione che non ha futuro o almeno non garantisce un futuro al lavoratore come persona.
Naturalmente non si condanna il part-time in quanto tale, infatti può essere una buona soluzione per alcune categorie come ad esempio gli studenti, si condanna il fatto che questa forma contrattuale venga imposta unilateralmente dalle aziende e non concordata insieme al lavoratore, valutando anche le sue necessità.
È inammissibile che la legge non tuteli questa categoria di lavoratori, e una vergogna che questi siano costretti a vivere con una retribuzione ridicola che non permette loro una vita serena.
Rientrano nella categoria tutti quei lavoratori che pur avendo un contratto a tempo indeterminato si trovano con un inquadramento orario part-time, deciso unilateralmente dall’azienda. Questo può essere accettato in un primo momento di prova, nella fase di inserimento quando si ha ancora un contratto a termine, ma diventa inaccettabile nel momento del rinnovo del contratto a tempo indeterminato.
L’Art. 36 della Costituzione:
“Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa.”
Come si può notare dall’art. 36 della Costituzione italiana è vero che la retribuzione deve essere proporzionata alla quantità del lavoro ma deve anche essere sufficiente ad assicurare al lavoratore un’esistenza dignitosa.
Il lavoro part-time non consente al lavoratore di avere un’esistenza dignitosa, gli nega la possibilità di avere progetti per il futuro, diventa impossibile avere dei risparmi, pensare ad un mutuo, creare una famiglia.
Il contratto a tempo indeterminato è un arma a doppio taglio in quanto garantisce la stabilità del lavoro nel tempo e quindi una sorta di sicurezza ma nello stesso tempo questa sicurezza lega il lavoratore ad un occupazione che non ha futuro o almeno non garantisce un futuro al lavoratore come persona.
Naturalmente non si condanna il part-time in quanto tale, infatti può essere una buona soluzione per alcune categorie come ad esempio gli studenti, si condanna il fatto che questa forma contrattuale venga imposta unilateralmente dalle aziende e non concordata insieme al lavoratore, valutando anche le sue necessità.
È inammissibile che la legge non tuteli questa categoria di lavoratori, e una vergogna che questi siano costretti a vivere con una retribuzione ridicola che non permette loro una vita serena.
A questo proposito, sarebbe importante ricercare e sentire cosa diceva, un vecchio grande socialista, come Sandro Pertini, ex presidente della Repubblica Italiana. Egli, in maniera molto semplice e lineare, tendeva in modo quasi ripetitivo, a sottolineare come non ci possa essere libertà, senza giustizia sociale. Un esempio che usava spesso era quello del pensionato dalla retribuzione minima, che non poteva ritenersi libero, in quanto ingabbiato in una somma non consona al proprio fabbisogno normale. Lo stesso principio, potrebbe essere usato, in questo caso, per i lavoratori part-time a tempo indeterminato.
RispondiEliminaIl rimpianto di non avere grandi politici come Pertini ancora in vita, sta proprio nell'attenzione che egli poneva per questi temi, fondamentali per una società libera.
Questo è: non ci può essere libertà, senza giustizia sociale. Ed in questa società, è sempre più rarefatto il concetto di libertà.